17 agosto 1941- 2021, OTTANTA ANNI

Gazzada Villa Cagnola

 

Carissimi, guardo voi e ritrovo una moltitudine.
Guardo voi e rivivo una storia, presentandola al Signore e alla sua misericordia.
Ottanta anni secondo la Bibbia è la misura degli anni dei più robusti: questo significa che o sono tra i robustissimi oppure che ogni giorno è una grazia in più e ognuno ne vale molto di più.

Se oggi ottanta anni di vita, domani 80 di vita battesimale, che è il motivo vero per cui si nasce in questo mondo, cioè essere e vivere da figli di Dio, da fratelli e sorelle, o diversamente vivere una esperienza senza gioia e pienezza, senza perché e senza incontro con Colui che è la vita in pienezza.

Se il Battesimo rigenera, l’Eucaristia nutre perché crea intimità profonda con la Trinità e la parola che annuncia illumina e spiega.
Così comprendi, ti costruisci, prendi se vuoi la stessa forma del Verbo Incarnato, diventi partecipe e testimone del suo essere qui ora sempre, non solo per te, anzi per tutti, per la moltitudine, nessuno escluso, tutti cercati, per diventare una cosa sola, una umanità colma di significato.

 

Ce lo attesta con tutta la sua vita il martire che oggi festeggiamo San Massimiliano Maria Kolbe, che sento come un secondo patrono, perché martirizzato ottanta anni fa tre giorni prima della mia venuta alla luce per la gioia di mamma Angela e papà Mario.
Sono rimasto figlio unico per 10 anni, poi una simpatica sorellina, Gioconda, mi ha fatto compagnia anche se solo per meno di 9 anni, ma che avverto sempre presente e alla cui intercessione affido tanti passaggi del mio cammino. È viva ! Veramente.

Da bambino giocavo volentieri, sulla strada, nel cortile, in oratorio
ma se mi donavano un libro contava più del pallone.
Di anno in anno crescevano dentro di me domande cui non sapevo dare subito risposta, ma il Signore mi veniva incontro, suscitava dentro di me alcune attenzioni per il mio futuro.
Non mi piaceva chi diceva che cosa dovevo fare nei passaggi della scuola o addirittura della vita.

Al tempo stesso non mi bastava più leggere un libro, cercavo luoghi e tempi di silenzio e di preghiera e il mio cuore si dilatava e si orientava, fino a convincermi che è bello spendere la vita per far incontrare il Signore, perdonare in suo nome, annunciare la sua parola, dare futuro oltre la vita terrena, per sempre.

 

Disporsi a diventare prete e chiedere di essere educato e formato per questo è diventata così la mia passione dominante, la certezza luminosa, la verità non opinabile, il senso compiuto di tutto.
Consegnato alla Chiesa ho fatto sempre quello che mi è stato chiesto. Ho detto sempre si, non ho mai chiesto di cambiare.
Se volete e ritenete giusto dite voi se queste parole le sentite come vere.

In me sta il mio motto che non è diventato uno stemma episcopale, ma che sempre in 55 anni di ministero ha guidato i miei passi e mi sono fidato con certezza: “Nella tua luce Signore vediamo la luce”. Sta scritto sul mio pastorale dal 2004, ma da sempre è scritto nel mio cuore, fin da piccolo, come “Chi ascolta voi, ascolta me” fino a suscitare la domanda “Chi sono questi così amici di Gesù da poter parlare in suo nome ?”

Grazie a tutti voi, alla moltitudine, a ciascuno, a ciascuna!

Luigi Stucchi