IL RESEGONE:  1918 - 1960

 

Non ci è dato sapere quali siano stati i motivi del passaggio della direzione del giornale da don Scatti a un laico: Edmondo Verga che vi rimase per quarant'anni. Dal 1919 al 1922 si accresce l'impegno del giornale a favore delle organizzazioni cattoliche e del Partito Popolare. Guida i cattolici nelle campagne elettorali del 1920 e del 1921. Sposa le tesi del sindacalismo cristiano. Si oppone con fermezza alla violenza fascista del maggio 1921 ad Oggiono e a Merate. Nel numero del 27-28 ottobre 1922, mentre si sta consumando la marcia su Roma, scrive: "L'episodio di Torino - (l'aggressione all'on. Bacatono, socialista) è una fredda aggressione contro un uomo che non ha commesso alcuna provocazione...". Il numero successivo, a marcia su Roma avvenuta, riporta un panorama della stampa sui fatti di Roma e insieme la cronaca della bevuta di una bottiglia di olio di ricino che tre fascisti avevano imposto ad Edmondo Verga, reo di aver diffamato attraverso il Resegone il glorioso partito fascista. Nel 1931 - anno dello scontro frontale tra fascismo e Pio XI per l'Azione Cattolica - il Resegone dà notizia in prima pagina dell'enciclica "Non abbiamo bisogno", pubblicandone su tre colonne ampi stralci. "Il cristiano non antepone all'autorità del Papa quella di qualsivoglia altra persona". Siamo nel 1938: a novembre pubblica una nota dell'Osservatore Romano e ampi stralci dell'omelia del cardinale Schuster pronunciata in Duomo la prima domenica di Avvento per confutare - sulla base del Vangelo e della dottrina della Chiesa - gli errori del mito razziale tedesco del sangue. Sopraggiunto il passo fatale del 10 giugno 1940, espresso l'augurio che l'intervento italiano non varcasse le frontiere del Mediterraneo, sospinge i cittadini alla mobilitazione civile, pubblica le lettere dei militari lecchesi al fronte, mette in giusto rilievo la prodigiosa opera caritativa svolta dal cardinale Schuster per i prigionieri, i feriti, gli sfollati, i deportati in Germania. Mentre il regime tentava di ridurre al massimo la diffusione dei messaggi di Pio XII, il Resegone oltre che pubblicarli integralmente, li riprende più volte in commenti che si prolungano per i mesi seguenti.
Dopo il 25 aprile 1945 il foglio sospende le pubblicazioni. Il proprietario non era convinto che la fine della guerra fosse anche la morte definitiva del fascismo. Quando riprende le pubblicazioni con l'autorizzazione degli alleati, rifiuta le proposte di chi chiede al giornale un rinnovamento. Il foglio continuò a raccogliere in breve spazio le cronache rapide e curiose del territorio. La comunità cristiana e i movimenti sorti nel dopoguerra, non lo sentono più come loro voce. Lo stacco andrà crescendo.
Non possiamo chiudere questi brevi e rapidi cenni su questo periodo del Resegone senza ricordare un giornalista cattolico tanto caro ai lecchesi. Dall'8 aprile 1924 apparvero sul Resegone nuovissimi e documentatissimi articoli di storia locale firmati "Poliuto". Era lo pseudonimo di Uberto Pozzoli. Uno studioso tenace, un ricercatore appassionato, un giornalista pieno di sensibilità e di estro, di passione, un uomo libero e forte, un cristiano purosangue. Scrisse di lui l'amico Gilardi: "Apparteneva Pozzoli alla nobile e spesso misconosciuta schiera degli scrittori che conoscono bene i loro limiti, e non esagerano mai i loro meriti. Gente sobria che colta con sacrificio, con pura dedizione l'arte e lo studio delle lettere. Gente che per lo più che si fa da sé: furia di lavoro, di genialità, di tenacia, senza scuole, senza schemi, senza maestri... Paghi e contenti di dolci soddisfazioni morali, alieni da qualsiasi ambiziosa ricerca di gloria o di lucro...".